Conservazione? Per me è un SI!

Benvenuti nell’era dei social, dei reality, dei talent e di tutto ciò che di positivo e di negativo il progresso può portare. Tra le cose positive, e parlo per esperienza diretta, c’è un aiuto incredibile nel trattamento di circa ottanta patologie, ed è la conservazione del cordone ombelicale.

Ora, in Italia purtroppo nella maggior parte dei casi funziona così: è consentita la conservazione di cellule staminali cordonali esclusivamente all’interno di banche pubbliche e per un uso eterologo, ossia dedicato a a chissà chi o, in alternativa, dedicato al neonato stesso o suoi consanguinei, ma solo nel caso in cui vi siano già determinate condizioni patologiche o predisposizioni familiari a particolari malattie (conservazione dedicata). Inoltre, può accadere che la conservazione di sangue da cordone ombelicale in Italia incontri problematiche logistiche.

Infatti, solo una minoranza degli ospedali italiani è accreditato per la donazione: per avere l’accreditamento, un ospedale deve ospitare almeno 500 parti all’anno e avere del personale preparato per la raccolta del sangue cordonale (fonte: Istituto Superiore di Sanità, 2011). Poi, c’è da considerare che a volte i campioni vengano scartati perché il quantitativo di sangue da esso prelevabile è considerato insufficiente dall’autorità sanitaria.
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Ma si parlava di progresso, e oggi la ricerca scientifica sulle cellule staminali è in continua evoluzione, sia relativamente all’utilizzabilità dei campioni che agli ambiti di applicazione della medicina rigenerativa.

Perché, dunque, dovremmo precluderci la possibilità di conservare una risorsa biologica così straordinaria e potenzialmente preziosa in futuro?

Perché in Italia, non si sa come mai, c’è tutta una categoria di addetti ai lavori che fa ostruzionismo (vorrei tanto capire perché!) alle banche private per la conservazione del cordone ombelicale! La realtà è che io, da madre di ben 3 figli, che ha scelto di stare tranquilla e di assicurare la loro salute anche per il futuro, suggerisco assolutamente di conservare il cordone ombelicale. Oggi esistono molte banche, personalmente la mia fiducia è riposta totalmente in Babycord, un’azienda svizzera specializzata nella conservazione delle cellule staminali da cordone ombelicale.

Lo staff ha la meravigliosa capacità di tranquillizzarti in un momento davvero delicato per la vita di ogni madre. Inoltre, e in questo sono davvero unici, hanno una lista nascita, ovvero la possibilità di farti regalare dai parenti e dagli amici una parte di una cosa unica come la conservazione del cordone ombelicale, invece di 400 tutine e bavaglini tutti uguali!
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Quindi, per concludere, con le parole di un talent famosissimo: Conservazione? Per me è un grandissimo SI!

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Un talento tutto italiano

Creatività – sostantivo femminile: capacità produttiva della ragione o della fantasia, talento creativo, inventiva.
Una parola che racchiude un mondo, declinata al femminile, che descrive alla perfezione una donna che delle sue capacità creative ha fatto tesoro, realizzandole in un vero e proprio talento artistico e lavorativo.
E non parliamo di un lavoro qualunque, ma di un lavoro particolare, di una figura professionale che non si vede mai in prima linea e non è alla ricerca di prime time, ma che tutti i protagonisti sanno chi è e cercano: l’art director, figura fondamentale nella riuscita di un grande evento.
E parliamo di una giovane donna di 26 anni, Mariangela Ciccone, che dalla sua città, L’Aquila, è partita alla volta di New York dopo un terremoto devastante, in cerca di una nuova vita, portando con se’ una forza incredibile ed un’altrettanto incredibile positività, che l’ha aiutata ad inserirsi e a lanciarsi in un ruolo lavorativo non facile.
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Qualità: ecco cosa porta l’art director. Crea una scaletta, cerca artisti e guest speakers, organizza il rinfresco. Il tutto fatto con gusto e pensato in base alle particolari esigenze del cliente del momento e in base a numerosi altri dettagli.
Mentre in Italia si è ancora un po’ restii ad investire in tali figure professionali (e la cosa non ci sorprende), negli USA il ruolo dell’art director cresce a dismisura in quanto si è capito che la qualità porta maggior qualità nei clienti, ovvero maggiori introiti.
Piacevolmente sorpresi, invece, siamo nel vedere affermarsi a New York proprio un’italiana: Mariangela Ciccone, appunto, la quale, grazie ad un’opportunità colta al volo qualche anno fa, quando le fu offerto un internship con la Lorelei Events (realtà molto importante nella Big Apple nell’organizzazione di corporate events), si è ritagliata un ruolo primario, dapprima con la Lorelei e poi con altre compagnie, proprio come art director. Mariangela si è fatta notare dietro le quinte di eventi molto importanti, come il Tower of Hope Gala, una serata dedicata alla raccolta fondi nella lotta contro il cancro. In tale occasione, ha curato gli interventi degli speakers, per far sì che fossero coerenti tra di loro, ha scelto la musica per la serata, ha coordinato la raccolta fondi. Risultato? 4 milioni di dollari raccolti.
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Il nome di Mariangela è legato anche ad altri eventi importanti, come le conventions del National Supermarket Association al Marriat Marquees in Times Square e il Purim Ball. Per quest’ultimo evento, una sorta di carnevale ebraico, l’art director abruzzese, ha curato in particolar modo il dress code degli invitati.
Sarebbe auspicabile, quindi, una maggiore considerazione di questa figura anche nel nostro paese, magari anche tramite Mariangela, che potrebbe benissimo fare da pioneer.
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Come visto, l’art director ricopre tanti ruoli e funge da vaso comunicante tra diversi ruoli e figure, facendo in modo che questi lavorino all’unisono e forniscano un prodotto “bello” da vedere. Il tutto, ovviamente, con grande creatività e… style.

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Green Generation

Yuri Kazepov, professore di politiche sociali a Urbino, ha dichiarato in diverse occasioni che i ragazzi del Terzo millenio sono più flessibili, più dinamici, più aperti a diversità e cambiamenti. La diversificazione della specializzazione del tessuto economico diventa così un fattore cruciale per attrarre e produrre nuovi mestieri e nuove professionalità, in piena coerenza con l’articolazione delle funzioni che interessa tutti i settori economici. Dagli ultimi dati, abbiamo finalmente cominciato a vedere come il settore della green economy, quello che sta trasformando il modello di sviluppo del nostro paese, stia cominciando a produrre occupazione. I dati raccolti dalla fondazione Symbola e da Unioncamere danno l’impressione di un vero boom dell’economia verde in Italia. Le nuove imprese che hanno investito in prodotti e tecnologie green già nei primi mesi di vita o prevedono di farlo nei prossimi mesi sono quasi il 40% del totale di tutte le nuove imprese nate. Più di una nuova impresa su tre lavora con l’energia alternativa, il risparmio energetico, lo smaltimento intelligente dei rifiuti. Le imprese create dai giovani lavorano per il profitto, ma anche per preservare l’ambiente italiano e arrestarne il degrado. Oggi abbiamo finalmente numeri che parlano di successo, di giovani che puntano su ricerca e innovazione nel campo ambientale, che si stanno creando, in tempi di crisi, un futuro professionale stimolante e contribuiscono a creare un diverso modello di sviluppo. Le tabelle di Symbola ci mostrano una realtà che credevamo fosse soltanto un progetto o un sogno: l’Italia che, attraverso i suoi giovani, si dà una prospettiva di crescita basata su paradigmi diversi. «Oltre alla ricchezza, racconta Symbola, l’economia verde è sempre più apprezzata dai consumatori italiani, visto che la maggioranza di essi è disposto a spendere di più per prodotti e servizi eco-sostenibili, produce anche lavoro: già oggi in Italia ci sono più di 3 milioni di green jobs, ossia occupati che applicano competenze ‘verdi’. Una cifra di tutto rispetto destinata a salire ancora».
greenDalla lettura attenta del rapporto, si delinea dunque l’esistenza di una Green Generation, una generazione che fa dell’ambiente e dell’innovazione un centro gravitazionale della propria esperienza professionale. Per questi ragazzi l’ambiente non è più un lusso: è una necessità, un valore aggiunto per crescere ed essere competitivi nel mercato globale e per creare nuove prospettive di lavoro.

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Wedding eco-chic

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L’eco-chic è tendenza che ha già conquistato il mondo dell’alta moda: molte griffe del lusso hanno dato vita a nuove linee di prodotti fondati sul rispetto della natura per un lusso sostenibile. Gucci, Ferragamo, Yves Saint Laurent, Giorgio Armani, Lacoste, Ermenegildo Zegna, Vivienne Westwood, solo per citarne alcuni. Il mercato del lusso prende quindi le distanze dalla cultura del consumo di prodotti artificiali e trova nel ritorno alla Natura la principale fonte d’ispirazione. La sposa eco-chic potrà avere un abito vintage, che oltre ad avere un grande fascino è di gran moda, oppure un capo realizzato sartorialmente con tessuti naturali e finiture esclusive per un look che spazia del classico al contemporaneo. Il make-up sposa sarà realizzato con prodotti di bellezza organici ed esclusivi, gli inviti stampati su carta riciclata e impreziositi da un progetto grafico “su misura”. Genuinità e naturalezza saranno d’obbligo sulla tavola nuziale. Il menù sarà basato su prodotti del territorio biologici e stagionali preparati secondo i dettami dello ‘Slow Food’ e interpretati in modo creativo puntando su unicità e freschezza assoluta dei prodotti utilizzati.

Lifestyle eco-chic
Non si tratta di scegliere i tessuti più pregiati e i pizzi più lavorati, ma di trovare abiti da sposa naturali che sia realizzati con materiali ecosostenibili ottenuti nel rispetto dell’ambiente. Questo è diventato negli anni desiderio di molte spose che non vogliono rinunciare a un aspetto come questo, ma neanche all’abito dei loro sogni. In risposta a questa esigenza sono nati col tempo dei brand specializzati nella realizzazione di modelli di abiti da sposa naturali creati con tessuti come cotone, seta ma anche fibre biologiche come canapa e lino. Sono diversi gli atelier e gli stilisti che in Italia e all’estero hanno iniziato a creare modelli di questo tipo, affidandosi a tessuti di coltivazioni biologiche o a materiali provenienti da paesi in via di sviluppo, realizzando poi originali ad eleganti abiti da sposa naturali, con lavorazioni quasi esclusivamente artigianali

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Vestiti vitamina!

orange-fiber_aranceDa problema a risorsa: la tecnologia fa progressi all’insegna del riciclo e nella moda entrano le fibre ricavate proprio dagli scarti. In questo caso si parla di agrumi, con un interessante progetto targato made in Italy. Alla base del progetto, una innovativa start up lanciata da due giovani siciliane, Adriana Santanocito e Enrica Arena, partita dall’idea di fare qualcosa per la propria terra, la Sicilia, per la valorizzazione dei suoi prodotti e della sua agricoltura. Lo hanno fatto talmente bene da vincere pochi giorni fa l’edizione italiana di Elle Impact2 for Women, un premio per l’imprenditoria sociale femminile. Entrambe catanesi, sono il volto e l’anima di Orange Fiber, una start up, appunto, che ha inventato un tessuto ricavato dalle arance; grazie alle nanotecnologie, con questo innovativo tessuto si possono realizzare abiti supervitaminici, che rilasciano sulla pelle principi attivi, basati sull’olio essenziale degli agrumi.
Sono partite da zero, da un’idea nata chiacchierando nella cucina della casa milanese di cui erano coinquiline, come due normali studentesse fuori sede: un esempio concreto di come un colpo di genio possa trasformarsi in un’iniziativa imprenditoriale e in una reale opportunità di lavoro. L’idea è (apparentemente) semplice: attraverso un particolare procedimento, brevettato in collaborazione con il Politecnico di Milano, si recuperano e si trasformano le bucce di arancia in un filato, che viene successivamente tessuto. Si parte da un processo innovativo che recupera le bucce, sottoprodotto della spremitura (che ammontano a oltre 700 mila tonnellate all’anno), e le riusa per la produzione dello speciale filato. Si riutilizza così, in maniera sostenibile, quello che tecnicamente viene definito pastazzo. Un rifiuto ingombrante il pastazzo, difficile da smaltire anche a causa dei costi particolarmente elevati e che si pone come un problema per l’intera filiera agrumicola. In questo modo invece, grazie all’idea innovativa di Orange Fiber, dalle bucce e quindi dal pastazzo viene estratta una cellulosa utilizzabile per la filatura. «In pratica, spiega Enrica, dagli scarti delle arance, ossia tutto quello che resta dopo la spremitura e la trasformazione, viene estratta la cellulosa adatta alla filatura. Attraverso le nanotecnologie l’olio essenziale di agrumi viene incapsulato e fissato sui tessuti. Da qui, ha inizio un processo di rottura delle microcapsule presenti nel tessuto, in modo automatico e graduale, che comporta il rilascio delle vitamine sulla pelle così da avere un capo non solo bello ma funzionale al benessere del consumatore. Le sostanze rilasciate non sono invasive: al massimo si sente la pelle più morbida, come se si mettesse la crema al mattino. Gli abiti non ungono e la pelle viene nutrita. Questa caratteristica è garantita per almeno una ventina di lavaggi, ma stiamo studiando anche le modalità per la ricarica con ammorbidenti specifici». Attraverso le nanotecnologie quindi l’olio essenziale degli agrumi viene fissato sui tessuti e questo permette il rilascio sulla pelle di vitamine A e C con importanti effetti benefici che lasciano la pelle nutrita e idratata.

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Papà

Quindi alla fine, come sempre, tu avevi ragione e noi torto… noi che sempre preoccupati ti chiedevamo di smettere di fumare e tu che parafrasando Woody Allen ci dicevi che se avessi smesso saresti vissuto una settimana in più, ma quella settimana avrebbe piovuto. Quando ti dicevamo che eri irresponsabile, che poteva succederti qualcosa, rispondevi che un giorno te ne saresti andato via senza neanche accorgertene, e non avresti infastidito nessuno con qualsiasi malattia… è così è stato, come sempre hai voluto avere l’ultima parola, papà, e come sempre hai fatto le cose in grande.
Guarda quanti siamo, tutti qui per te: ad ognuno di noi hai insegnato qualcosa, ad ognuno di noi hai regalato una parte di te. Ci hai fatto a volte arrabbiare, ci hai fatto sempre sorridere, ma soprattutto ti sei fatto amare incondizionatamente, così come hai amato tu. Diceva Bukowski: L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perché provi un senso di benessere quando gli sei vicino… ecco papà, tu sei stato un’anima libera, hai vissuto guardando il mondo con gli occhi di un bambino, hai detto le tue verità anche quando non erano comode, hai vissuto la tua vita come desideravi, e come desideravi te ne sei andato. A noi resta la gioia di averti avuto, di aver provato quel senso di benessere e di pace nell’averti vicino, a noi resta la tua arte… e a me, e solo a me, resta il tuo immenso ed unico amore di padre, che mai mi potrà abbandonare. Ciao Papà.

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6a Festa dell’Etica nello Sport” a Roma lunedì 16 Maggio 2016

etica 2Anche quest’anno il MECS, Movimento per l’Etica, la Cultura e lo Sport, organizza la “Festa dell’Etica nello Sport”, una giornata in cui, attraverso la pratica sportiva, si educano i ragazzi al rispetto delle regole nello sport ed anche nella vita; il gioco ed il divertimento si fanno veicolo del “messaggio etico” che il MECS continua a diffondere tra i più giovani attraverso lo sport.

Da questa edizione l’evento sarà dedicato alla memoria di Andrea Scozzese, ex atleta azzurro della pallamano e Presidente della società Volleyrò Casal de Pazzi, prematuramente scomparso lo scorso dicembre. A tal proposito, Paolo Del Bene aprirà la giornata con la consegna di una targa in ricordo di Andrea, alla moglie Simona ed alla figlia Ludovica Scozzese.
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La “6a Festa dell’Etica nello Sport” si terrà a Roma il 16 Maggio 2016, dalle ore 9.00 alle 13.30 presso il Centro di Preparazione Olimpica dell’Acqua Acetosa “Giulio Onesti” – Largo Giulio Onesti 1, e vedrà la partecipazione di circa 1400 ragazzi, provenienti da scuole Secondarie di Primo e Secondo grado, che saranno impegnati nelle varie attività sportive proposte: basket, calcio, rugby, volley, golf, atletica leggera, scherma, badminton, shuttlecock, tiro con l’arco, canottaggio.

Anche in questa edizione, completerà il programma della Festa una tavola Rotonda, sul tema “Comunicare attraverso lo sport… un corretto stile di vita”, condotta da Paolo Assogna, giornalista di Sky Sport.

Tra gli ospiti della manifestazione,presentata anche quest’anno da Livia Azzariti, ci saranno Enrico Costa, Ministro per gli Affari Regionali Autonomie e Sport, cui è affidato l’indirizzo di saluto, Gianni Rivera, Presidente del MECS, Giancarlo Abete, Vice Presidente UEFA, Andrea Abodi, Presidente LNPB, Gualtiero Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Antonio Lombardo, Presidente del corso di Laurea di Scienze Motorie Tor Vergata, Enrico Lubrano, (Docente Università LUISS), Claudio Barbaro (Presidente ASI),Fabio Pagliara (Segretario Generale FIDAL), Sara Farnetti (Specialista in Medicina Interna e nella fisiopatologia della nutrizione) e Pierluigi Sassi, Presidente EarthDayItalia. Nel corso dell’evento Antonino Viti, presidente ACSI, presenterà il bilancio della 1° edizione del progetto “I Semi dell’Etica”.

La “6a Festa dell’Etica nello Sport” è realizzata in collaborazione con il MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, con il patrocinio del CONI, del CIP, con il sostegno dell’ACSI, dell’ASI e di Panini Italia e la partecipazione di: Lega Serie B, FIDAL, FIG, FIPAV, FIS, FIBa, FISHU, FIC e FITArco e in collaborazione con: Associazione Sportiva Luiss, AS ROMA Scuola Calcio, MSA, Club Scherma Roma, Corso di Laurea in Scienze Motorie – Università di Roma Tor Vergata, Associazione Sportiva Dilettantistica Esercito Sport eGiovani, Gruppi sportivi Fiamme Gialle, Banca del Fucino, Stegip, Imprinting, 3Store, Sport Club Magazine, Corriere dello Sport, Istituto Manfredi Azzarita, Istituto Calasanzio, Irish Institute e Centro Studi di Diritto, Economia ed Etica dello sport.

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Lettera a una mamma. Romanzo breve

Mamma

Prologo

15/03

Non piangere mamma… lo sento quanto sei stanca, sento i tuoi singhiozzi dentro, so che non parli più perché il dolore ti chiude la gola, ma io sono ancora qui, non ti ho lasciato, ti tengo stretta. Lo sai, io ci provo a renderti felice mamma, perché da subito tu hai reso felice me. Lo hai fatto con la tua voce, che mi culla ogni la mattina mentre mi racconti dei miei fratelli, o quando ti sento giocare e cantare con il più piccolo, e poi mi dici che io ancora sono un segreto, ma che quando scopriranno che ci sono impazziranno di gioia come hai fatto tu. Mi rendi felice soprattutto quando vai in giro da sola per strada e parli ad alta voce con me, perché non ti interessa che le persone pensino che sei matta, anzi, mi racconti che la cosa che ti rende più orgogliosa è quando i miei fratelli maggiori dicono di non avere una mamma normale, e lo dicono con amore, perché adorano giocare con te, guardare le stelle immaginarie sul soffitto del salotto, giocare a calcio in casa, ballare sulle note della pubblicità.
Ora vai a dormire tranquilla mammina, quando ti sveglierai prometto che sarò ancora qui, o almeno ci proverò, lo sai che già farei di tutto per non deluderti, anche se so che non ci riuscirei mai, perché tu dici sempre che l’amore di una madre per un figlio non conosce la parola delusione.

Il diario

14/02

Eccomi. Un giorno fortunato per essere concepito, il giorno dell’amore, dicono. Io lo so perché qui dentro si ha la saggezza del tutto, la perderò quando uscirò dalla tua pancia ma per il momento mi godo il mio sapere ed il tuo amore. Perché io già lo sento il tuo amore, mammina, tu che ancora non sai che ci sono ma già lo speri, e io non vedo l’ora che tu lo scopra. So che oggi è domenica, proprio una bella giornata per decidere di provarci, papà è allegro, tu gli hai portato una rosa e hai preparato una cenetta speciale, ogni giorno è una festa per voi, vero? Voli come una farfallina felice di stanza in stanza, piena di cose da fare, pensando che oggi potrebbe davvero essere il giorno buono, ma io so che in fondo in fondo, tu in realtà non stai solo sperando, perché lo senti già che io ci sono.

09/03

Ti sentivi proprio stanca oggi, vero mammina? Sicuramente è per questo che hai preso il coraggio a due mani e sei andata a comprare il test, sono giorni che proprio non ce la fai a tenerti in piedi, hai problemi di salute, ma in realtà speri che tutto sia riconducibile a me, perché di nascosto già mi parli. Certo le cose strane che fai questi giorni non le hai fatte con i miei fratelli, però ora sei più grande, sei più stanca, mi racconti i tuoi problemi quasi a giustificarti, ma a me non interessa cosa fai, non preoccuparti, a me basta che tu ci sia. Adoro il suono della tua voce, mi piace che nel dubbio già parli con me e non vedo l’ora che torniamo a casa, che tu faccia quel test, per poter finalmente raccontare tutto a papà, per dirgli che ora diventiamo sei, la famiglia numerosa che sognavi, un amore che si moltiplica all’infinito.
Ecco, fai pipì su quel coso, e aspetti…
Dai mamma, leggi cosa c’è scritto.
Ora è vero, non sono solo una sensazione: sei incinta!
Eccola, è apparsa la parola magica, quella che cambia ogni volta la vita, ma tu ne eri sicura, vero mammina? Allora, perché hai paura? Cosa hai, cosa succede? Non sei felice?

14/03

Hai fatto un brutto sogno e ti sei svegliata all’alba. Stai cercando di tranquillizzarmi ma in realtà hai solo bisogno di essere rassicurata tu. Hai sognato che andavo via, ma io sono qui, appiccicato a te, come una Big Babol rosa, proprio come gli altri miei fratellini, sempre vicini, morbidi ed appiccicosi.
Quanto ti piace sbaciucchiarli, vero mamma? Non vedo l’ora di sentire le tue labbra sulle mie, di odorare la tua pelle, sono sicuro che sai di buono, qui dentro sento odore di spezie – cannella, vaniglia – devi essere davvero profumata, mammina mia! Dai, comincia la tua giornata, tu che vai sempre di corsa, non ti siedi mai. Che fatica stare con te, mammina! Meno male che mi porti tu in giro, al calduccio, nel morbido del tuo grembo.
Per fortuna che sto con te, mamma amore mio.

16/03

Buongiorno mamma! Anche stamattina ti sei svegliata all’alba, ho sentito che ti muovevi piano piano per non svegliare nessuno. Ti sei fatta il caffè e un’altra giornata è iniziata.
Hai visto? Sono qui, te lo avevo promesso, ti faccio compagnia io, mentre ancora dormono tutti. Tutti tranne papà, poverino, che ogni mattina all’alba si sveglia preoccupato e anche se rimane a letto facendo finta di dormire, io lo so che vorrebbe tenerti stretta e portare via con un bacio tutto il tuo dolore e le tue paure. Ma solo tu puoi, mammina, soltanto tu puoi riuscire a sorridere e a sperare, lo sai.
Tutto l’amore che hai intorno deve bastarti e se poi riuscirò a darti anche il mio saremo felici entrambi, ma se non arriverò devi essere felice lo stesso, ricominciare a gioire di ciò che hai come hai sempre fatto.
Ti voglio già così bene, mamma, anzi ti amo, come mi dici tu, sei tutto il mio mondo. E mi dici anche che sarai sempre qui, ad aspettarmi, quando crescerò e andrò via da te e farò cose bellissime. Ma io non riesco proprio a capire perché dovei andare via da te, nessuno può davvero aver voglia di allontanarsi dal tuo amore e dalla tua forza. Perché tu sei davvero forte, mammina, oggi più che mai. Lo sento che stai lottando per me, che resti immobile sul divano sbaciucchiando il mio fratellino cercando di non farmi far male, lo sento che sei determinata a fare di tutto per tenermi stretto e al sicuro, mi dici di tenere duro, mi spingi a restare qui, e io ci sto provando, davvero, mi sto aggrappando con tutte le mie forze a te. Mi senti mammina?

17/03

È sempre più difficile… sono debole, non riesco a rimanere fermo dentro di te, so che tu non ti sei ancora arresa ma, mamma, se non riesco a resistere ci deve essere un motivo. Tu sei tanto saggia, lo sei tanto più di me, so che hai fatto quelle cose del sangue che ti hanno detto che sì, io ci sono, ma sono troppo debole per crescere, quindi dovresti cominciare a lasciarmi andare. Ti ho sentito piangere stamattina presto al bagno.
Cosa è successo mammina? Hai dolori? Senti male? Forse è solo il tuo cuore che soffre, lo sento urlare, in silenzio, per non farti sentire da papà e dai miei fratellini, immagino il tuo sorriso davanti alla preoccupazione, la tua voce che cerca di essere normale, ma io ti conosco, sai? Sono qui da pochi giorni e già so ogni cosa di te. Un giorno poi lo dimenticherò, lo so, me lo dici sempre che quando uscirò da qui non avremo più gli stessi pensieri, ma intanto io sento ciò che senti tu, ed è un’immensità che mi travolge.
Ti ricordi la prima volta che mi hai parlato? Era mattina presto e tu hai avuto voglia di polpettone, e mentre lo mangiavi mi hai salutato, mi hai detto «Benvenuto fagiolino, sei un piccoletto molto fortunato, perché arrivi in una famiglia felice e piena d’amore…» ma tanto io lo sapevo già, mammina. Come sapevo il tuo nome, perché in ogni momento della giornata vieni chiamata da qualcuno dei miei fratelli.
«Mamma, mamma, mamma!»
Quante volte al giorno ti ho sentita dire quella frase…
«Ah! Se avessi un euro per ogni volta che sono stata chiamata mamma!»
Mi fai così ridere, sei proprio simpatica e non sopporto di essere io la causa di quegli occhi sempre lucidi e di quel dolore che ti ferma il respiro.
Oggi andrai dal medico e so che non vorresti andarci, so che vorresti ancora un po’ cullarti nell’idea di avermi con te. Mi dici che non ce la fai più, che eri già tanto stanca e che non sai come poter sopportare questo squarcio che ci divide. Hai così tanto amore da dare e così tante preoccupazioni. È un brutto periodo per te, lo so, e allora forse sarebbe quasi meglio se io non ci fossi, almeno potresti concentrarti per una volta su di te, cercare di guarire, provare a risolvere i problemi. Tu però non vuoi sentire ragioni, mamma testarda, sempre gli altri al primo posto, anche quando “gli altri” sono solo un minuscolo fagiolino con un micro cuore che batte, e batte solo per te.

Ieri in televisione c’era uno di quelle serie che ti piacciono tanto, e un dottore diceva: «Non piangere perché è finita, sorridi perché è accaduto»
È così mamma, smettila di piangere per tutto questo sangue, io non sono questo, sono dentro di te e se non arriverò alla fine resterò qui comunque, già lo sai, mammina, già ci sei passata, in un angolo del tuo cuore immenso c’è anche un altro fratellino, quindi asciuga quelle lacrime, fai la brava, gli altri hanno bisogno di te.
Ecco, così, sorridi, mi piace questa canzoncina che mi canti, parla di stelline che brillano, e a me sembra quasi di vederle, anche se non so come sono fatte, non conosco ancora il mondo, ma deve essere un luogo fantastico a sentire te, con il sole caldo, la neve fredda, il cielo grande, il mare che ti culla, le risate dei bambini, gli alberi da abbracciare, i prati per correre dietro a un pallone.
Mi piace quando mi racconti che grande calciatore diventerà mio fratello e che, anche se ormai è più alto di te, nel tuo cuore è sempre un fagiolino minuscolo. Adoro anche sentire la voce di mia sorella, sembra un po’ la tua. Chiacchiera, chiacchiera e chiacchiera, come te, dici che ti somiglia tanto, quindi deve essere bellissima, perché pure se non ti ho mai vista ti immagino meravigliosa, la cosa più bella che esista al mondo.
Ora però sono stanco, mamma, provo a riposare, tu lasciami tranquillo e, soprattutto, lascia tranquilla te stessa.
Non dipende da te, mammina mia, altrimenti saremmo già insieme, sarei tra le tue braccia calde a farmi cullare dal tuo amore. Ma non dipende da noi, e io sono sempre più stanco…

Mamma… mamma! Rispondimi! Perché non parli? Sei sdraiata sul pavimento del bagno da più di mezz’ora, stai male? Li sento anche io i dolori, mammina, sento le contrazioni, qualcosa che mi strappa via da te, soffri tanto? Non piangere così mamma, urla se vuoi, arrabbiati, ma non piangere così piano, sommessa, rassegnata. Lo so che ti senti dilaniata, lo so che vorresti solo addormentarti per credere che sia un incubo, ma non è così, sto andando via e, ora, puoi solo lasciarmi andare. Se continui a tenere le mani strette intorno a me, se continui ad abbracciare il tuo ventre vuoto ti farai solo più male.
Smettila mamma, comportati da donna forte quale sei e corri subito dal dottore, pensa a stare bene, pensa ai miei fratellini, pensa a papà, pensa a te – per una volta – solo a te.
E permettimi di andare via.

Ti amo tanto mammina mia, non lo dimenticare.

Epilogo

18/03

Non piango, amore mio, non perché io sia forte – come mi hai detto tu – ma al contrario, perché non ne ho più la forza. Mi scoppia la testa, il silenzio dentro me rimbomba come una valanga, travolge tutti i miei sentimenti e mi seppellisce, lasciandomi annientata.
So che dovrei ringraziare per la fortuna che ho ad avere i tuoi fratelli, ma tu già mi manchi, mi manchi così tanto, e non posso dirlo a nessuno, neanche a papà, perché non è possibile spiegare la magia che unisce mamma e figlio dal primo istante. Solo un’altra madre potrebbe capire, ma io non posso, non ho la forza né la capacità di raccontare questo dolore, lo squarcio che ci ha divisi.
Non parli più, amore mio? Mi puoi sentire ancora? Vuoi sentire ancora la ninna nanna delle stelline?
Mi sento sola adesso, senza di te.
I figli quando nascono ti lasciano un vuoto, la loro presenza riempie il “fuori” – e lo fa del tutto – ma rimane sempre una briciola di nulla, dentro… Il vuoto che hai lasciato tu, invece, fagiolino mio, è totale, assoluto.
Le contrazioni ancora mi feriscono ma il dolore fisico non è nulla rispetto al nulla totale che sento all’interno. Lo so che ce la farò anche questa volta, ci sono già passata, ricordi? Ma non vuol dire che io abbia dimenticato. Non ho dimenticato il tuo fratellino che mi ha lasciato come te. Perché una mamma non dimentica, non può farlo.
Ovunque siate, adesso.
D’accordo, piccolo mio, come vuoi, ti lascerò andare, il mio corpo vuoto lo ha già fatto, incapace di trattenerti. Penserò a me, a noi, al futuro. Senza di te.

Ti amo infinitamente amore mio, non lo dimenticare.figlio-nio2

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Metalli e gemme, lo skincare olistico si fa prezioso

La salute della pelle è influenzata da molte cose – la dieta, l’ambiente, la salute emotiva e gli ingredienti dei prodotti per la cura personale che si usa. Indipendentemente dal tipo di pelle hai, qualsiasi piano di cura della pelle olistico deve essere una parte di uno stile di vita complessivamente sano. sialPer la cura, l’utilizzo di materie minerali preziose si sposa spesso con un approccio naturale alla bellezza che tiene conto dell’equilibrio tra benessere psichico e fisico. Själ (a partire da 150€) è il brand skincare olistico che propone una famiglia di prodotti “trasversali” e adatti a tutti i tipi di pelle. Alla loro base, estratti naturali di piante, oro, argento e particelle di pietre preziose come zaffiro, perla, rubino, diamante, citrino, ametista,sfruttati anche per l’azione delle loro caratteristiche “bio-osmotiche”. Il percorso Spa completo prevede gesti che vanno dalla pulizia all’applicazione di maschere e creme con massaggi la cui efficacia è amplificata dall’uso di pietre posizionate su punti specifici del corpo per stimolare i flussi energetici. Jovees (a partire da 100$) è l’azienda indiana che da anni produce cosmetici basati sul potere delle erbe e degli ingredienti naturali, affiancati dalla più avanzata ricerca scientifica. La sua Gold Collection comprende un range di prodotti che vanno dallo scrub alle maschere agli idratanti passando per la pulizia profonda e stimolano il rinnovamento profondo delle cellule aumentando la lucentezza profonda del tessuto cutaneo. Infine Farfalla Essentials (a partire da 150€ per set), il marchio di cosmetica organica made in Switzerland, utilizza le gemme in base ai loro poteri equilibranti e curativi e li infonde in una collezione di Olii preziosi: Farfalla Gemstone Oils. Ogni prodotto sfrutta le specifiche proprietà terapeutiche e olistiche di diverse pietre preziose e ingredienti naturali, assimilandoli per colore e senzazioni olfattive. Ogni bottiglia contiene una piccola gemma per massimizzarne l’efficacia.

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Fresh Glow Luminous Fluid Base, iconico fluido base di Burberry

Sono una giornalista, madre di tre figli, aspetto british che vale a dire pelle slavata e occhi e capelli chiari… rende l’idea sul perché il mio aspetto sia sempre a metà tra la matrigna di Biancaneve e la nonna di Cappuccetto Rosso??? Resta il fatto che la mattina devo rendermi presentabile, quindi cerco di risvegliare la pelle tra pizzicotti e creme magiche. Ora, ieri pomeriggio arriva il corriere con una nuova pozione magica, Fresh Glow Luminous Fluid Base di Burberry, e stamattina mi sono messa all’opera in cerca del miracolo! Texture facile da stendere, profumazione delicata e luminosità radiosa, diciamo che già dall’aspetto non sembra male… il bello è quando la uso al posto della solita crema da giorno: certo non sono diventata Belle o Rapunzel, ma devo dire che ho il viso più disteso e luminoso, non grasso, con la pelle morbida e pronta per il trucco. Se non mi credete, ho documentato il tutto, come una adolescente, dunque basta parole direi, giudicate voi!

Qualche idea d’uso…
Grazie a una composizione contenente oltre il 55% di acqua, la texture leggera scivola con una sensazione impercettibile e si può miscelare senza difficoltà. Non solo: iluminante multiuso, blocca all’interno l’umidità, idratando la cute e aumentandone la radiosità.

Come si usa? Ecco cinque suggerimenti:
1) Miscelare alla crema giorno per un’idratazione radiosa
2) Applicare sulla pelle pulita o già truccata per dare luminosità
3) Combinare con la base per dare radiosità alla pelle
4) Per evidenziare le aree importanti, stendere sugli zigomi, sul dorso del naso, sul mento e la zona sopra il labbro superiore
5) Miscelare con l’ombretto per creare un fondo iridescente di colore trasparente

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